Un testo critico tratto dal catalogo di una mostra personale di Antonella Allara

“Il bisogno di esprimere delle sensazioni spesso ci spinge a scoprire forme di creatività apparentemente sconosciute anche a noi stessi. Sperimentiamo strade senza la guida di un maestro, cogliamo ispirazioni e suggerimenti dagli angoli più disparati della nostra vita: ricordi, pensieri, suoni, odori. La pittura di Antonella Allara è fortemente intrisa del suo passato, della sua fantasia, della sua curiosità nell’immaginare una natura diversa da quella che la circonda in una grande città ostile ai profumi delle stagioni. Le tele realizzate negli ultimi anni di attività disegnano un affascinante percorso tra racconti narrati attraverso spazi definiti e indefinibili, colori reali e irreali, forme chiuse e aperte. Artista autodidatta, scrittrice e giornalista, Antonella Allara parla della tela come di "un luogo, uno spazio in cui il lontano si fa vicino, con le sue immagini dimenticate o mai conosciute veramente, i personaggi incontrati o solo pensati, i paesaggi reali o fantastici, le vicende che attraversano il tempo, le emozioni, le suggestioni". Il supporto pittorico è quindi un involucro che raccoglie pensieri e fantasie, sogni e realtà indagati e descritti attraverso colori dalle tonalità vive, racchiusi in giochi geometrici che si rincorrono con ritmo serrato sulla superficie. Come ogni racconto, anche il quadro di Antonella Allara ha un inizio e una fine, un titolo e una data che indica il momento in cui il diario del viaggio narrato nel dipinto si è ormai concluso. Ma la tela è anche stoffa, fili e nodi lavorati insieme. Ed ecco allora che il diario di viaggio si trasforma in una tessitura, una trama di fitti intrecci che invadono tutta la superficie disponibile. Nella realizzazione di questi tessuti dipinti l’artista si ispira ai ricordi di infanzia e alle storie fantastiche suggerite dalle decorazioni di tappeti impregnati di odori orientali che il padre portava a casa da terre lontane. Luoghi ricchi di fascino avvolti da misteri, storie di riti e leggende che da sempre hanno colpito la nostra curiosità, terre dalle architetture bizzarre, arricchite da ornamenti arzigogolati e abitate da personaggi fiabeschi. I quadri in mostra racchiudono storie da leggere secondo il proprio stato d’animo, come "In assenza di persone" ambientato in un luogo sacro e carico di mistero. L’attenzione dell’artista si concentra intorno a un particolare che impedisce di vedere cosa ci sia al di là della porta di legno intagliato, della vetrata, del paravento, del tessuto. Bloccato davanti a un ostacolo, lo sguardo cede il passo all’immaginazione e alla percezione di una preghiera, di un canto, di una luce che portano calore e conforto all’animo umano. In "Ombre in lotta tra i sogni" l’occhio si perde nel labirinto di bianche isole geometriche immerse tra acque arancioni che improvvisamente si tingono di scuro. I colori della notte e del buio si riflettono sul muro disegnando forme fantastiche magicamente originate da elementi concreti e conosciuti. La luce dell’alba svelerà le sembianze di quel guerriero la cui ombra sembra lottare o giocare con la sagoma di un cavallo immaginario. Tra collages di fiamme - che brillano tra realtà e fantasia di un mondo illuminato dai bagliori di "Sogno un fuoco acceso mentre passo nel freddo" - e di gatti - i cui movimenti nel sonno sono descritti ne "Il respiro dei gatti addormentati anima la magia dell’immaginazione" – si arriva ad "Ascesa al tempio in compagnia di coloro che non parlano". Una lunga scalinata spezza il ritmo di storie incontrate ai lati del percorso da compiere per raggiungere un posto speciale, nascosto, lontano dal luogo in cui siamo abituati a vivere. Un tempio che chiede di essere visitato in silenzio per permettere a ognuno di noi di trovare il proprio cuore”. (Elisabetta Staudacher, 2003)

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